Uno psicologo è categorico: la migliore fase della vostra vita inizia quando imparate a pensare così

Molti associano la fase più felice della vita a un’epoca passata, ma uno psicologo spagnolo sostiene che il momento migliore non dipenda affatto dall’età. Sorprendentemente, la vera svolta arriva quando smettiamo di guardare indietro e iniziamo a trasformare attivamente i nostri pensieri quotidiani. Ma come può un semplice cambiamento mentale avere un impatto più profondo di qualsiasi evento esterno? Esploriamo questa affascinante prospettiva che sta cambiando il modo in cui percepiamo il benessere.

La vera svolta non è sul calendario, ma nella mente

Quando si chiede alle persone di indicare il periodo più felice della loro vita, le risposte puntano spesso al passato: l’infanzia spensierata, gli anni universitari pieni di scoperte o la tranquillità della pensione. Sembra quasi un riflesso condizionato, come se la felicità fosse un tesoro sepolto nel giardino dei ricordi. Tuttavia, un numero crescente di esperti del benessere emotivo sta mettendo in discussione questa visione romantica.

Marco Rossi, 42 anni, architetto di Milano, lo conferma: “Pensavo che il successo professionale fosse la meta, ma una volta raggiunto mi sentivo più vuoto di prima. È stato un percorso con un terapeuta a farmi capire che la vera felicità non era un traguardo, ma un modo di abitare il presente”. Questa testimonianza illumina come il vero cambiamento sia interiore.

Lo psicologo spagnolo Rafael Santandreu, autore di successo, va oltre, affermando che la fase più intensa della nostra esistenza non ha a che fare con gli anni che compiamo. Il punto di rottura, secondo questo specialista della psiche, avviene interamente nella nostra testa. È un momento di profonda trasformazione interiore che ridefinisce la nostra esperienza quotidiana.

Perché idealizziamo il passato?

La nostra memoria gioca un ruolo cruciale in questa nostalgia. La ricerca psicologica dimostra che il cervello tende a smussare i dettagli negativi delle esperienze passate, mentre le emozioni positive rimangono più vivide. Questo meccanismo spiega perché l’infanzia ci appare più leggera di quanto non fosse, dimenticando le paure, le incertezze e i conflitti di allora.

Questo filtro nostalgico, come lo descrive più di uno psicologo, può diventare una trappola. Chi colloca i suoi anni migliori nel passato, involontariamente chiude la porta a nuove possibilità nel presente. Ogni nuova esperienza, relazione o lavoro viene paragonato a un ideale irraggiungibile, rafforzando la tendenza a lamentarsi e a pensare che “una volta era meglio”.

La trasformazione interiore: dal lamento alla consapevolezza

La visione di questo cartografo delle emozioni si basa su un’idea semplice ma potente: il modo in cui pensi determina il modo in cui vivi. Per innescare la “fase migliore” della vita, non servono eventi straordinari, ma un allenamento mentale costante. Questo architetto della mente individua tre cambiamenti fondamentali che segnano questa svolta.

Il primo passo è interrompere il flusso di commenti negativi automatici verso se stessi e gli altri. Il secondo è dirigere consapevolmente l’attenzione su ciò che funziona già nella nostra vita, per quanto piccolo possa sembrare. Infine, il terzo è accettare che il disagio e le difficoltà sono parte integrante dell’esistenza, non un’anomalia da eliminare a tutti i costi.

Secondo questo professionista della salute mentale, è l’applicazione quotidiana di questi principi a fare la differenza. Non sono le circostanze a cambiare, ma la nostra interpretazione di esse. Un bravo psicologo sa che questo processo richiede pratica e concentrazione, proprio come un esercizio fisico.

Cosa significa “pensare nel modo giusto”?

Questa prospettiva affonda le sue radici nella terapia cognitivo-comportamentale, un approccio psicologico che esplora come pensieri, emozioni e comportamenti si influenzino a vicenda. L’idea centrale è che non tutti i pensieri che attraversano la nostra mente corrispondono alla realtà, eppure hanno un potere enorme sul nostro umore.

Un analista del comportamento sa che modificare sistematicamente questi schemi mentali può trasformare la percezione della realtà senza che nulla all’esterno cambi. La “fase migliore” non è una destinazione esotica o un aumento di stipendio, ma uno spazio mentale in cui la vita è governata meno dal senso di mancanza e più dalla gratitudine.

Pensiero automatico disfunzionalePensiero alternativo e costruttivo
“Non mi riesce mai niente.”“Alcune cose non funzionano, ma ho avuto anche dei successi.”
“La mia vita è noiosa e monotona.”“La mia routine è stabile e posso aggiungere piccoli elementi per renderla più stimolante.”
“Gli altri hanno una vita più facile della mia.”“Non conosco le loro difficoltà; ognuno ha le proprie battaglie.”

L’impatto concreto di questo cambiamento mentale nella vita quotidiana

Chi intraprende questo percorso, spesso guidato da uno scultore di pensieri, non descrive rivoluzioni improvvise, ma piccoli e tangibili miglioramenti che si accumulano nel tempo. Sono cambiamenti sottili che, sommati, creano un’esperienza di vita completamente diversa e più ricca.

Ad esempio, lo stress mattutino perde il suo potere quando un ritardo non viene più vissuto come una catastrofe. I conflitti relazionali si attenuano perché si sviluppa una maggiore tolleranza verso gli errori, propri e altrui. Il tempo libero diventa più appagante, non per maggiori possibilità economiche, ma perché l’attenzione si sposta su ciò che porta gioia e serenità.

Questa guida interiore ci insegna che, sebbene le difficoltà esterne possano persistere, non determinano più interamente la narrazione che costruiamo su noi stessi. Consultare uno psicologo può accelerare questo processo, fornendo strumenti su misura per decostruire le vecchie abitudini mentali e costruirne di nuove e più sane.

Un approccio valido per ogni età

Uno degli aspetti più interessanti di questa visione, sostenuta da più di un terapeuta, è la sua universalità. Non esclude nessuna fascia d’età. Un ventenne che lotta con la pressione dei social media, un quarantenne in burnout o un pensionato che si sente inutile possono tutti lavorare su questa svolta mentale.

Per i più giovani, significa imparare a confrontarsi meno e a concentrarsi sui propri valori. Per chi è a metà del percorso professionale, spesso si tratta di riscoprire il valore delle cose semplici: il tempo con gli amici, la salute, un lavoro significativo. Per gli anziani, la sfida è accettare la perdita e il declino fisico senza che ciò distrugga la propria identità, trovando una nuova libertà interiore.

I rischi da evitare: l’ottimismo non è la soluzione a tutto

È fondamentale, come sottolineerebbe qualsiasi psicologo coscienzioso, non cadere nella trappola del pensiero positivo tossico. Questo approccio non significa ignorare o minimizzare i problemi reali. Difficoltà economiche, malattie o ingiustizie sociali richiedono soluzioni concrete, non solo un cambio di mentalità.

L’arte, spiega l’esploratore dell’animo umano, sta in un doppio movimento: guardare la realtà in faccia, con tutto il suo dolore, e contemporaneamente coltivare uno spazio interiore di apprezzamento e significato. Si tratta di tenere insieme due verità apparentemente opposte: “questa situazione è difficile” e “ho ancora un margine di influenza su come reagisco ad essa”.

Questo equilibrio protegge dal fatalismo senza negare la serietà dei problemi. Il percorso per raggiungere la “fase migliore” non è un interruttore magico, ma una crescita continua, fatta di piccoli passi, qualche ricaduta e la volontà di ricominciare. È un viaggio che, secondo molti specialisti, trasforma decine di piccole scelte mentali in una vita percepita come più piena e autentica.

A che età si raggiunge la fase migliore della vita secondo questa teoria?

Secondo questa prospettiva, non esiste un’età specifica. La ‘fase migliore’ non è legata a un momento cronologico, ma a una trasformazione interiore che può avvenire in qualsiasi momento della vita, quando si impara a pensare in modo più costruttivo e consapevole.

Questo approccio significa che non devo più sentirmi triste o arrabbiato?

Assolutamente no. L’obiettivo non è sopprimere le emozioni negative, ma imparare a gestirle. Significa accettare che tristezza e rabbia facciano parte della vita, senza permettere che i pensieri catastrofici associati a esse prendano il controllo della tua narrazione interiore.

Come posso iniziare concretamente a cambiare il mio modo di pensare?

Puoi iniziare con piccoli passi. Prova a tenere un diario della gratitudine, scrivendo ogni giorno tre cose per cui sei grato. Quando emerge un pensiero negativo, mettilo in discussione: è veramente vero? Ci sono altri modi di vedere la situazione? Pratiche come la mindfulness possono aiutare molto.

È necessario consultare uno psicologo per raggiungere questo stato?

Anche se molte tecniche possono essere apprese autonomamente, il supporto di uno psicologo può essere estremamente prezioso. Un professionista può offrire una guida personalizzata, aiutarti a identificare i tuoi schemi mentali più radicati e fornirti gli strumenti più adatti per trasformarli in modo efficace e duraturo.

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